Dopo avere assistito all’affossamento della legge contro l’omofobia, nella grande tristezza di questo momento, dopo aver valutato che è comunque valsa la pena di profondere tutte queste energie (grazie in particolare a Paola Concia), chiedo ai Deputati del PD di esprimersi nel merito sul comportamento di una loro compagna di Gruppo che ha votato con la maggioranza di destra.
Il caso-Binetti è ormai troppo grosso perché i primi a cercare di risolverlo non siano i suoi colleghi Parlamentari. Consigliatele di aderire al Gruppo Misto o a quello dell'UDC. Non può più stare con voi.
Anche se la cosa migliore sarebbe che si dimettesse dall’incarico di Deputato della Repubblica.
Non ne faccio un tema di battaglia congressuale (anche perché Binetti ha detto chiaramente che NON sostiene Franceschini, quindi mi pare di capire che non si riconosce in alcuno dei candidati alla Segreteria). E' ormai una questione di metodo, regole, eticità, rispetto.
Quest'ultimo gravissimo episodio non va de-rubricato al livello di un dettaglio o un incidente di percorso. La nostra gente ci chiede chiarezza, e chiede il rispetto del simbolo del PD.
benvenuti nel blog di Guido Giuliani. Sono candidato al consiglio comunale nella lista PD, a super-sostegno del candidato sindaco Massimo Depaoli. Sono stato consigliere per 5 anni, e qui sotto trovate riassunta la mia attività e i miei post. [CONSIGLIO: usate le etichette (qui sotto a destra) per visualizzare i contenuti relativi a temi specifici, per esempio "trasparenza" o "interpellanze"]
martedì 13 ottobre 2009
cosedipoliticaPAVIA – “il Piano-casa è un provvedimento inutile se va bene, dannoso se va male”
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Ieri sera nel Consiglio Comunale di Pavia si è discussa la delibera presentata dall’Assessore all’Urbanistica Fabrizio Fracassi (Lega Nord) relativa al cosiddetto Piano-Casa.
Cos’è il Piano-Casa – È una Legge dello Stato che, recepita dalle Regioni, prevede che si possa ampliare la volumetria di immobili esistenti sino al 20%, e fino al 30% nel caso di immobili fatiscenti che vengono abbattuti e ricostruiti (questa è la versione approvata dalla Regione Lombardia, L.R. 16 Luglio 2009, n° 13). La Legge Regionale impone ai Comuni di dichiarare entro il 15 Ottobre 2009 quali parti del proprio territorio intendono escludere dall’applicazione.
La delibera del Consiglio Comunale di Pavia – Pone dei limiti sensati all’applicazione della Legge, escludendo le zone del centro storico, il Parco del Ticino, ecc.
Cosa penso del Piano-Casa – È un provvedimento-tampone, ad impatto del tutto trascurabile sull’economia di medio periodo, che travisa ancora una volta gli ambiti della gestione del territorio Italiano.
1. Le politiche abitative e del territorio dovrebbero avere un carattere strutturale e un respiro di lungo periodo, come insegna l’inziativa del Governo conservatore Francese (la Grenelle de l’Envirennement) che programma e coniuga interventi edilizi con ecologia, sviluppo sostenibile, investimenti per l’energia pulita. Invece, in Italia, il piano-casa nasce come misura di sostegno immediato alla crescita del PIL, rivelando che il Governo intravede nel settore edilizio una via di uscita dalla crisi economica, e non uno strumento per pianificare lo sviluppo del territorio.
venerdì 2 ottobre 2009
cosediPD – “Parlamentari assenti? Non ri-eleggiamoli!”
Leggendo i nomi degli assenti tra i banchi del PD alla Camera il 30 Settembre 2009 in occasione della discussione e votazione relative allo scudo fiscale, si osserva che vi sono molti "Big" della politica. Si viene allora colti dal dubbio (o dalla certezza) che alcuni dei nostri rappresentanti interpretino il ruolo di Parlamentare come una sorta di vitalizio che consente loro di svolgere l’attività politica che preferiscono (conferenze, seminari, dibattiti, incontri con la gente).
Se persone come D’Alema o Livia Turco o Rutelli o Realacci pensano di fare i Parlamentari per diritto divino, si sbagliano. Lo fanno per andare in Parlamento e votare compatti secondo le linee che il Partito Democratico indica. Se poi rimane tempo per fare altro, bene. Ma assentarsi dalle votazioni sui provvedimanti-chiave è da farabutti.
Se si vuole intepretare un altro tipo di carriera politica (in giro tra la gente, o nei palazzi delle Fondazioni), semplicemente non ci si fa eleggere in Parlamento. Si dice “no, grazie”. Il mio invito è di tenerne conto allorché si compileranno le liste elettorali nel 2013.
Per confronto, io faccio l’umile Consigliere Comunale di opposizione a Pavia, e cerco in tutti i modi di essere presente in Consiglio, anche se la maggioranza compatta ci batte sempre nelle votazioni. Lo devo ai miei elettori, al mio partito, ai miei colleghi Consiglieri. Tra l’altro, continuo a fare il mio lavoro di docente universitario (che lascerei se fossi eletto in Parlamento), che a volte mi porta lontano dall’Italia. Però cerco sempre di rientrare in tempo per svolgere il mio dovere politico. Ecco, vedere che quella cinquantina di Parlamentari del mio partito intende il dovere in modo così diverso da me mi ha fatto male.
Se persone come D’Alema o Livia Turco o Rutelli o Realacci pensano di fare i Parlamentari per diritto divino, si sbagliano. Lo fanno per andare in Parlamento e votare compatti secondo le linee che il Partito Democratico indica. Se poi rimane tempo per fare altro, bene. Ma assentarsi dalle votazioni sui provvedimanti-chiave è da farabutti.
Se si vuole intepretare un altro tipo di carriera politica (in giro tra la gente, o nei palazzi delle Fondazioni), semplicemente non ci si fa eleggere in Parlamento. Si dice “no, grazie”. Il mio invito è di tenerne conto allorché si compileranno le liste elettorali nel 2013.
Per confronto, io faccio l’umile Consigliere Comunale di opposizione a Pavia, e cerco in tutti i modi di essere presente in Consiglio, anche se la maggioranza compatta ci batte sempre nelle votazioni. Lo devo ai miei elettori, al mio partito, ai miei colleghi Consiglieri. Tra l’altro, continuo a fare il mio lavoro di docente universitario (che lascerei se fossi eletto in Parlamento), che a volte mi porta lontano dall’Italia. Però cerco sempre di rientrare in tempo per svolgere il mio dovere politico. Ecco, vedere che quella cinquantina di Parlamentari del mio partito intende il dovere in modo così diverso da me mi ha fatto male.
lunedì 7 settembre 2009
cosediPD – “NO al confronto tra le idee – Berlusconi docet, n°1”
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Avviso ai naviganti: d’ora in avanti differenzierò le mie note classificandole per argomenti. Così saprete già dal titolo se vi conviene saltarle a piè pari. Oggi parlo di Partito Democratico e del suo Congresso. Altri temi saranno la politica locale (cosedipoliticaPV), commentata dall’alto (?) del mio scranno in Consiglio Comunale, e la ricerca scientifica (cosediScienza).
Congresso PD, dunque.
La cosa più importante, in politica, è la coerenza di idee e comportamenti, per lo meno sul medio-breve periodo. Cioè: se dico una cosa a Marzo 2008, sarebbe opportuno essere ancora d’accordo e coerente nel merito di quella cosa, a Settembre 2009. Per Settembre 2013 magari no, ma non ci sta cambiare radicalmente idea e visione in un annetto e mezzo.
I candidati alla segreteria del PD stanno propagandando la propria figura e le proprie idee in diversi modi. Uno di loro, Ignazio Marino, ha proposto che si faccia una cosa del tutto normale nei casi in cui molte persone siano invitate a scegliere tra alternative: un confronto pubblico comune fra i tre candidati, organizzato con regole chiare già utilizzate con successo in una serie di realtà minori (tipo: le elezioni primarie del Partito Democratico negli Stati Uniti).
Alla proposta di Marino di organizzare un confronto tra idee e candidati, queste sono state le risposte:
Bersani: nessuna risposta
Franceschini: la data e lo spazio per il confronto ci sono già: il giorno 11 Ottobre a Roma (quella è la data del Congresso del PD; Franceschini propone dunque di non fare il confronto, se non nel momento culminante del Congresso, NDR).
I miei commenti:
0. Premessa. Un confronto tra i candidati in QUESTO momento è essenziale, per consentire al mezzo milione (e più) di iscritti al PD di chiarirsi le idee su quale sia il candidato migliore. Le mozioni scritte (cioè i programmi), sono importanti. Ma nulla oggi ha la forza e l’immediatezza di un confronto in televisione. Che è il mezzo che il segretario vincente dovrà utilizzare negli anni a venire per sostenere le politiche del PD. E allora, perché affidarsi solo al vetusto concetto di “mozione” cartacea?
1. La strategia dei due leader favoriti per la conquista della segreteria del PD è chiara: ritenendo che il loro consenso sia al momento di parecchio superiore a quello di Marino, evitano accuratamente di confrontarsi con lui, per non offrire spazio mediatico alle sue idee, in virtù del principio per cui “chi è in vantaggio ha tutto da perdere”. Peccato che questo sia stato l’atteggiamento (vincente) tenuto dal Berlusconi candidato Presidente del Consiglio nel 2001 (contro Rutelli) e nel 2008 (contro Veltroni). Non mi scomodo a ricercare le dichiarazioni dell’epoca di Franceschini e Bersani: basta un po’ di buon senso per valutare le posizioni dei due “big” come indifendibili.
2. Bersani e Franceschini evitano anche il confronto tra loro medesimi. Spiace rendersi conto del fatto che entrambi hanno timore del confronto, e tuttavia grande fiducia nell’altro grande e forte meccanismo per la raccolta del consenso in vista del congresso: le tessere. Evidentemente, le relazioni dei seguaci fedeli dai territori sono positive, ed entrambi pensano di avere disposizione un bottino consistente. Di nuovo, c’è poco di nuovo.
3. Bersani e Franceschini ritengono probabilmente Marino un candidato minore. Così minore che non merita l’onore di un confronto, o, nel caso di Bersani, non merita risposta la sua richiesta di un confronto. Consiglio a Bersani di chiedere ai suoi alleati Bindi e Letta cosa hanno provato quando Veltroni li accusò di essersi candidati alle primarie 2007 per cercare visibilità personale. Ma poi, un confrontino glielo fece fare.
Conclusione: molte cose non mi piacciono della politica italiana. La cosa che odio di più è la mancanza di coerenza politica riguardo ai princìpi di garanzia e cittadinanza delle idee.
Avere paura delle idee degli altri. Non mi pare un bell’esempio per leader politici di centrosinistra, in questi giorni.
giovedì 25 giugno 2009
Giovane Sindaco + vecchissimi metodi = politica nuova?
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Al giovane Sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo vanno i miei migliori auguri di buon lavoro. Credo che ne avrà un gran bisogno, perché la sua esperienza da Sindaco ha avuto un inizio assai travagliato.
Il centrodestra pavese è forte della nettissima vittoria alle elezioni del 6-7 giugno, ottenuta puntanto poco sui contenuti politici ed amministrativi, e molto sull’idealismo e le promesse di rinnovamento. Lo slogan “Cambiare!” sottointendeva una sorta di investitura naturale, quasi divina, che il centrodestra pavese ha pensato di utilizzare per raccogliere il consenso dei cittadini delusi dalla precedente amministrazione, ed affascinati dall’idea di poter cambiare, davvero, alcuni metodi della vecchia politica.
Mai fiducia fu così mal riposta. A partire dal giorno successivo alle elezioni, le forze politiche del centrodestra pavese hanno fatto ciò che di peggio la politica italiana sa offrire: litigare per la spartizione delle posizioni di amministrazione che il voto dei cittadini ha messo loro in mano.
La tensione tra i partner si è palesata pubblicamente Martedì 23 giugno, allorché uno degli Assessori designati (in quota ex-AN) non ha ritirato le deleghe assessorili offerte dal Sindaco. Bene ha fatto Cattaneo a procedere con la nomina degli altri 9 assessori, ma era chiaro il suo imbarazzo, nella dichiarazioni in video, nel commentare una situazione e dei comportamenti che non appartengono certo a una politica rinnovata che abbia a cuore in primis l’interesse dei cittadini.
A me, personalmente, ha molto deluso il metodo utilizzato per la scelta degli Assessori. Si è trattato, di nuovo, dell’applicazione del vecchio metodo per cui si nominano Assessori coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti di preferenza individuale. Il voto di preferenza attribuito dai cittadini ai candidati Consiglieri Comunali serve a sancire la rappresentatività di fronte ai cittadini. Ma raccogliere enormi quantità di voti di preferenza non significa affatto che si sia poi bravi ed efficienti nell’amministrare la cosa pubblica.
Il centrodestra ha anche mostrato una totale chiusura al ricco e vivace mondo di competenze che la città di Pavia può offrire, al di fuori della cerchia dei gruppi organizzati della politica locale.
Mi sembra un esordio molto, molto autoreferenziale. E “autoreferenziale” era uno degli aggettivi coi quali il centrodestra etichettava l’amministrazione del Sindaco uscente Capitelli.
Fa sorridere pensare alle telefonate (non smentite) che il Ministro La Russa ha fatto ai politici pavesi per sostenere la nobile causa dell’attribuzione di due Assessori alla componente ex-AN del PDL. Sono curioso di chiedere a Cattaneo cosa ha pensato quando ha sentito il vocione del Ministro tuonare nel suo telefono…
Comunque, questi Assessori (e quello mancante, da definirsi nel prossimo futuro) sono gli amministratori della mia e nostra città, e rivolgo a tutti loro un invito a operare uniti per il bene di Pavia, e un augurio di buon lavoro.
giovedì 11 giugno 2009
Enrico Berlinguer
[post Facebook]
Ricordo che quando morì Enrico Berlinguer, alla sera, andai in piazzale Ghinaglia con mio papà: c'era tanta gente con le bandiere rosse, molta tristezza, e la certezza che se ne era andato un uomo importante e irripetibile.
giovedì 21 maggio 2009
Il futuro di Pavia: Tecnologia o Salame ?
Andrea Albergati e il Partito Democratico credono che il futuro di Pavia debba basarsi su un nuovo distretto industriale produttivo e della ricerca scientifica nei settori delle biotecnologie, dell’elettronica, dell’informatica e, più in generale, di attività con forte contenuto innovativo di idee, prodotti, tecnologie.
Viceversa, il programma di Cattaneo e le dichiarazioni di alcuni esponenti del Centrodestra fanno presagire un futuro basato sul Salame e poco altro.
Vediamo come si giustificano le affermazioni riportate qui sopra, e perché sia lecito nutrire dubbi sulle capacità amministrative della compagine di Cattaneo, e qualche legittima paura riguardo al futuro della nostra città se dovesse cadere nelle mani del Centrodestra.
Il programma di Albergati: Pavia città della conoscenza e delle nuove tecnologie
Andrea Albergati dimostra la serietà della sua proposta per l’amministrazione di Pavia sin dal primo punto del programma, in cui si delinea in modo chiaro che la nostra città deve puntare su un nuovo e forte sviluppo delle attività produttive, industriali e della ricerca scientifica, sfruttando le competenze e le strutture di grande qualità esistenti sul territorio.
L’idea di fondo è che l’Università, lo IUSS, lo CNAO, i diversi Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) costituiscono un asset di competenze, conoscenze e attrezzature di livello tale da potere attrarre sul territorio comunale imprese già affermate e farne nascere di nuove. Le imprese per le quali il sistema-Pavia può essere di forte attrazione sono quelle orientate all’innovazione ed al settore hi-tech, cioè l’elettronica, l’informatica, le biotecnologie, le energie pulite o rinnovabili.
Si vuole fare di Pavia un importante distretto delle tecnologie, che crei nuovi posti di lavoro sia direttamente sia nell’indotto, e rilanci il settore delle attività produttive della nostra città, facendone un punto di riferimento non solo per la Lombardia e il Nord Italia, ma per l’ambito Europeo.
Il Partito Democratico nazionale ha da sempre posto l’accento sull’importanza della cultura della conoscenza e dello sviluppo scientifico-tecnologico per la crescita reale delle imprese italiane. Il PD pavese, forte del rinnovamento della classe dirigente avviato con la creazione del nuovo partito, annovera competenze e sensibilità adeguate a progettare e guidare il futuro sviluppo di Pavia come città in cui l’innovazione di impresa torni ad essere di casa.
L’idea del Centrodestra: puntiamo sul Salame
Nel programma di Cattaneo l’aspetto dello sviluppo delle nuove tecnologie è assente. Viene affrontata assai vagamente la questione (non potendo del tutto ignorare questo tema fondamentale), probabilmente prendendo spunto dal ben più articolato programma di Albergati (che è stato reso pubblico qualche giorno prima). Citiamo testualmente: “[occorre] offrire alle aziende la possibilità di una vera collaborazione con l’Università in una struttura che valorizzi le ricerche universitarie. Una cittadella della scienza, o polo tecnologico, che sia di stimolo a investire sul territorio pavese da parte delle industrie perchè trovano personale in grado di fare ricerca e svolgere attività in outsourcing”.
Compitino svolto con il minimo sforzo. Voto 5.
Perché il Centrodestra relega lo sviluppo industriale di Pavia a poche e indefinite righe di programma ?
A mio avviso, due sono i principali motivi.
1. Nei partiti di centrodestra, a livello locale come a livello nazionale, i temi attinenti lo sviluppo e la valorizzazione delle conoscenze vengono gravemente sottovalutati, perché manca la visione globale del percorso di creazione della ricchezza (economica e sociale) che parte dal basso (le idee innovative che vanno sviluppate e sostenute). Prevale invece la classica visione conservatrice per cui la nuova ricchezza deve essere prodotta dagli attori che già detengono la ricchezza, ossia le imprese affermate dei settori tradizionali, il sistema immobiliare, dell’edilizia e del commercio.
2. La classe dirigente del centrodestra pavese risponde, al pari della classe dirigente nazionale, ad interessi particolari di pochi grandi imprenditori ed attori locali.
L’esplicita negazione dell’unica idea sensata di sviluppo per Pavia ci viene dalle parole di Gianmarco Centinaio, giovane consigliere uscente e influente uomo della Lega Nord, che così ha dichiarato meno di due mesi fa, all’avvio della campagna elettorale (Il Mondo del Lunedì, 23 Marzo 2009): “Ormai solo il centrosinistra crede ancora in una città dove possano tornare le grandi industrie. Pavia deve avere due vocazioni: turistica, per i capolavori che ha, e alimentare. Serve un grande distretto alimentare: riso, vino, salumi. Solo così potremo creare sviluppo e posti di lavoro”.
Nulla da obiettare sul turismo. Ma sullo sviluppo produttivo il giovane Centinaio ha le idee piuttosto confuse, poiché il piano che propone potrebbe funzionare per la Provincia di Pavia, ma non è assolutamente adatto per la sua città capoluogo, che ormai da anni ha investito (con successo) nel consolidamento delle Istituzioni e delle strutture che producono ricerca e nuove conoscenze, e che le consentono ora di essere protagonista dell’uscita dalla crisi puntando sulle nuove tecnologie.
Conclusione
Speriamo che Pavia città delle nuove tecnologie abbia la meglio su Pavia città del Salame.
E che i futuri laureati pavesi possano trovare in città un lavoro adeguato alla loro preparazione professionale, e possano godere di gite fuori porta nello splendido territorio provinciale gustando i prelibati prodotti della terra dell’Oltrepò, della Lomellina e della Bassa Pavese.
Viceversa, il programma di Cattaneo e le dichiarazioni di alcuni esponenti del Centrodestra fanno presagire un futuro basato sul Salame e poco altro.
Vediamo come si giustificano le affermazioni riportate qui sopra, e perché sia lecito nutrire dubbi sulle capacità amministrative della compagine di Cattaneo, e qualche legittima paura riguardo al futuro della nostra città se dovesse cadere nelle mani del Centrodestra.
Il programma di Albergati: Pavia città della conoscenza e delle nuove tecnologie
Andrea Albergati dimostra la serietà della sua proposta per l’amministrazione di Pavia sin dal primo punto del programma, in cui si delinea in modo chiaro che la nostra città deve puntare su un nuovo e forte sviluppo delle attività produttive, industriali e della ricerca scientifica, sfruttando le competenze e le strutture di grande qualità esistenti sul territorio.
L’idea di fondo è che l’Università, lo IUSS, lo CNAO, i diversi Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) costituiscono un asset di competenze, conoscenze e attrezzature di livello tale da potere attrarre sul territorio comunale imprese già affermate e farne nascere di nuove. Le imprese per le quali il sistema-Pavia può essere di forte attrazione sono quelle orientate all’innovazione ed al settore hi-tech, cioè l’elettronica, l’informatica, le biotecnologie, le energie pulite o rinnovabili.
Si vuole fare di Pavia un importante distretto delle tecnologie, che crei nuovi posti di lavoro sia direttamente sia nell’indotto, e rilanci il settore delle attività produttive della nostra città, facendone un punto di riferimento non solo per la Lombardia e il Nord Italia, ma per l’ambito Europeo.
Il Partito Democratico nazionale ha da sempre posto l’accento sull’importanza della cultura della conoscenza e dello sviluppo scientifico-tecnologico per la crescita reale delle imprese italiane. Il PD pavese, forte del rinnovamento della classe dirigente avviato con la creazione del nuovo partito, annovera competenze e sensibilità adeguate a progettare e guidare il futuro sviluppo di Pavia come città in cui l’innovazione di impresa torni ad essere di casa.
L’idea del Centrodestra: puntiamo sul Salame
Nel programma di Cattaneo l’aspetto dello sviluppo delle nuove tecnologie è assente. Viene affrontata assai vagamente la questione (non potendo del tutto ignorare questo tema fondamentale), probabilmente prendendo spunto dal ben più articolato programma di Albergati (che è stato reso pubblico qualche giorno prima). Citiamo testualmente: “[occorre] offrire alle aziende la possibilità di una vera collaborazione con l’Università in una struttura che valorizzi le ricerche universitarie. Una cittadella della scienza, o polo tecnologico, che sia di stimolo a investire sul territorio pavese da parte delle industrie perchè trovano personale in grado di fare ricerca e svolgere attività in outsourcing”.
Compitino svolto con il minimo sforzo. Voto 5.
Perché il Centrodestra relega lo sviluppo industriale di Pavia a poche e indefinite righe di programma ?
A mio avviso, due sono i principali motivi.
1. Nei partiti di centrodestra, a livello locale come a livello nazionale, i temi attinenti lo sviluppo e la valorizzazione delle conoscenze vengono gravemente sottovalutati, perché manca la visione globale del percorso di creazione della ricchezza (economica e sociale) che parte dal basso (le idee innovative che vanno sviluppate e sostenute). Prevale invece la classica visione conservatrice per cui la nuova ricchezza deve essere prodotta dagli attori che già detengono la ricchezza, ossia le imprese affermate dei settori tradizionali, il sistema immobiliare, dell’edilizia e del commercio.
2. La classe dirigente del centrodestra pavese risponde, al pari della classe dirigente nazionale, ad interessi particolari di pochi grandi imprenditori ed attori locali.
L’esplicita negazione dell’unica idea sensata di sviluppo per Pavia ci viene dalle parole di Gianmarco Centinaio, giovane consigliere uscente e influente uomo della Lega Nord, che così ha dichiarato meno di due mesi fa, all’avvio della campagna elettorale (Il Mondo del Lunedì, 23 Marzo 2009): “Ormai solo il centrosinistra crede ancora in una città dove possano tornare le grandi industrie. Pavia deve avere due vocazioni: turistica, per i capolavori che ha, e alimentare. Serve un grande distretto alimentare: riso, vino, salumi. Solo così potremo creare sviluppo e posti di lavoro”.
Nulla da obiettare sul turismo. Ma sullo sviluppo produttivo il giovane Centinaio ha le idee piuttosto confuse, poiché il piano che propone potrebbe funzionare per la Provincia di Pavia, ma non è assolutamente adatto per la sua città capoluogo, che ormai da anni ha investito (con successo) nel consolidamento delle Istituzioni e delle strutture che producono ricerca e nuove conoscenze, e che le consentono ora di essere protagonista dell’uscita dalla crisi puntando sulle nuove tecnologie.
Conclusione
Speriamo che Pavia città delle nuove tecnologie abbia la meglio su Pavia città del Salame.
E che i futuri laureati pavesi possano trovare in città un lavoro adeguato alla loro preparazione professionale, e possano godere di gite fuori porta nello splendido territorio provinciale gustando i prelibati prodotti della terra dell’Oltrepò, della Lomellina e della Bassa Pavese.
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