martedì 24 novembre 2009

cosedipoliticaPAVIA - MIA INTERVISTA a "Il Mondo del Lunedì"

per i più coraggiosi: ecco una mia intervista pubblicata su "Il Mondo del Lunedì" del 23 Novembre 2009.

Argomento: politica regionale e locale, Partito Democratico.

Versione pdf scaricabile da qui.

Giuliani: adesso il Pd può recuperare consensi

Il congresso del Pd è stato vinto da Bersani. Che impressioni le suscita questo risultato?
Finalmente il PD ha un segretario vero che durerà in carica per quattro anni. Veltroni è stato un candidato premier innovativo e convincente, che ha modificato la scena politica dalla parte di entrambi gli schieramenti. Poi, Veltroni ha fallito completamente come segretario del PD. Non è riuscito ad organizzare rapidamente il partito, disperdendo l’enorme patrimonio di consenso ed affetto delle primarie del 2007.
Bersani è il vincitore di un confronto vero, che ha visto una discussione animata sulla linea politica e sull’organizzazione del partito. La mobilitazione di mezzo milione di iscritti e tre milioni di elettori significa che il progetto del PD è sentito e condiviso dalla gente. Bersani è una persona seria e credibile, che gode della stima di tutti i cittadini. Può fare del PD un riferimento permanente per l’elettorato di centrosinistra, e riportarlo al governo del Paese. Questa volta per rimanerci a lungo, governando bene con idee chiare.

Ora che fase si apre per il partito?
Il PD deve lavorare su due aspetti. Il primo e più importante è il consolidamento - termine che preferisco rispetto a “radicamento”, che dà l’idea di un partito immobile, fermo. Il PD ha un enorme potenziale di espansione, e può davvero coinvolgere la partecipazione di persone e ceti sociali molto diversi. I temi delle pari opportunità, dei diritti e del riconoscimento del merito toccano in egual misura gli operai ed i docenti universitari, gli immigrati e gli imprenditori.
Il secondo aspetto riguarda la definizione di proposte politiche chiare su temi fondamentali che toccano i cittadini da vicino, come ad esempio l’immigrazione, l’inizio e il fine vita. E la difesa rigorosa dei principi costituzionali e la lotta decisa alle politiche del centrodestra che sono fintamente nell’interesse dei cittadini, mentre in realtà proteggono una ristretta casta di privilegiati, a partire dal Presidente del Consiglio.

Cosa si augura per il prosieguo del PD?
Sono sicuro che il PD vedrà crescere di molto il proprio consenso tra i cittadini. Il governo di centrodestra sta sprecando tempo e risorse per salvaguardare gli interessi personali di Berlusconi, invece di occuparsi di risolvere gli enormi problemi provocati dalla crisi economica. I cittadini sono stufi di vedere politici che si occupano di questioni di scarsissimo interesse generale. E non sono più disposti a credere ai bluff del governo. Ad esempio, andrebbe spiegato ai cittadini perché oggi si cerca in gran fretta di approvare leggi che accorciano la durata dei processi, con l’unico scopo di sottrarre Berlusconi ai suoi giudici. E, si badi bene, senza fare arrivare rapidamente alla loro conclusione i processi che riguardano centinaia di migliaia di persone, bensì semplicemente interrompendoli e lasciando molte vittime senza giustizia o risarcimento. Questo succederà, ad esempio, a tutti i risparmiatori truffati del caso Parmalat.

La politica sta attraversando un momento molto difficile. Appare sempre più distante dal cittadino. Come si può tornare alla "vera politica"?
La vera politica richiede che spariscano i gravi casi di corruzione o di coinvolgimento nelle vicende giudiziarie. Ciò si può ottenere molto semplicemente attraverso comportamenti responsabili e la scelta di persone al di sopra di ogni sospetto.
A livello locale bisogna migliorare i servizi per i cittadini, offrendo qualità e competenza al posto di improvvisazione e trascuratezza. Ad esempio: com’è possibile che debbano essere le famiglie dei bambini che frequentano scuole materne ed elementari a fornire sapone, tovaglioli, bicchieri e carta igienica? Le scuole e il sistema dell’istruzione in generale, dagli asili nido alle università, ha bisogno di investimenti e maggiori risorse finanziarie per mantenere standard adeguati al livello europeo. Invece, trionfano il populismo e la politica degli annunci, e si stanziano miliardi di Euro per un inutile ponte sullo Stretto di Messina invece di dare una vera spinta al federalismo fiscale, altro provvedimento che rimarrà inattuato. Un esempio lampante in questo senso viene dal Comune di Pavia: la giunta mette in cantiere interventi sulla città che non è chiaro come verranno finanziati, dato che il patto di stabilità insieme al taglio dell’ICI hanno ridotto i bilanci degli enti locali.
Un altro esempio di poca chiarezza è la messa a gara dei servizi di erogazione dell’acqua in Provincia di Pavia – la cosiddetta privatizzazione. In nome di una maggiore efficienza, ancora tutta da dimostrare, si consente a un privato di trarre profitti da un bisogno fondamentale dei cittadini come l’acqua. A parità di servizio, tutto il profitto del gestore privato è di fatto un costo aggiuntivo per i cittadini. Il PD pavese sta cercando di interrompere questa procedura, ma il centrodestra procede spedito seguendo gli ordini di Formigoni.

Ora ci sarà un appuntamento molto importante per la nostra provincia. Le elezioni regionali. Che scenari si presentano al centrosinistra?
La Lombardia vive di contraddizioni. È una delle regioni europee con il reddito pro-capite più elevato, ma chi vive nelle città o nell’hinterland di Milano fa fatica a pagare l’affitto con uno stipendio da lavoro dipendente. I servizi sanitari di punta sono eccellenti, ma per prenotare una mammografia si viene rimandati all’anno 2011. I primari degli ospedali vengono selezionati in base all’appartenenza politica e non, sorprendentemente, scegliendo la persona più competente e in grado di salvare il maggior numero di vite umane. Infine, ricordiamo che un milione di pendolari tutte le mattine si mette in marcia verso il luogo di lavoro, affrontando disagi di ogni tipo, sia sulle strade che sui treni.
Questo è lo scenario dopo 15 anni di governo di Formigoni. Serve una brusca sterzata per rimettere in carreggiata una regione che rischia di diventare sempre meno vivibile. Il centrosinistra proverà a mettere in campo una soluzione di vera alternativa, avendo come unico obbiettivo il miglioramento dei servizi e delle condizioni di vita dei cittadini.
La Provincia di Pavia vive le stesse contraddizioni regionali, inasprite da un tessuto produttivo in declino. Ad oggi il benessere in Provincia è in gran parte garantito dai depositi bancari: ricchezze accumulate nel tempo e dalle generazioni precedenti che si vanno via via consumando.

Un impegno per il futuro da parte sua...
Mi impegnerò affinché il PD a livello locale costruisca proposte concrete e ne persegua l’attuazione, possibilmente ottenendo buoni risultati elettorali, per i quali sarà fondamentale presentare persone competenti e in grado di fare l’interesse dei cittadini anziché quelli dei politici.
In consiglio comunale, terrò alta l’attenzione sulla trasparenza della Giunta. Seguirò da vicino i settori cultura e turismo attraverso il lavoro della commissione consiliare e, in particolare, lo sviluppo del Polo tecnologico. Questo è un tema di grande importanza strategica per Pavia, ed è giusto e opportuno che maggioranza ed opposizione lavorino insieme per massimizzare il risultato per la nostra città.

cosedipoliticaPAVIA - NUOVE TANGENZIALI a PAVIA: DOVE E QUANDO?

Nei giorni scorsi, gli assessori comunali di Pavia Luigi Greco (Pdl) e Fabrizio Fracassi (Lega) hanno proposto di allargare il tratto della tangenziale Est di Pavia, realizzando la seconda corsia.

Ha replicato il Sindaco di Cava Manara, Claudia Montagna (PD), segnalando che la necessità più impellente è il miglioramento della viabilità tra il terminale Sud della Tangenziale Ovest di Pavia (S. Martino Siccomario) e il ponte sul Po della strada statale n° 35.

Nel mio piccolo ho lanciato un mini-sondaggio su Facebook (link) che illustra come il problema della viabilità nella zona Cava Manara - Tre Re sembri essere molto più sentito dai cittadini.

Vi riporto gli articoli della Provincia Pavese con le dichiarazioni di Greco Fracassi e Montagna.

Dite la vostra !

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SABATO, 21 NOVEMBRE 2009

Pagina 15 - cronaca

L’assessore Fracassi: «La strada di gronda alla Snia e il quarto ponte possono aspettare»

«Tangenziale, subito il raddoppio» La giunta forza i tempi del progetto

PAVIA. «La priorità è raddoppiare la tangenziale: può aspettare il quarto ponte sul Ticino verso Travacò, può aspettare la strada di gronda che deve by-passare l’area Snia dove gli insediamenti previsti sono di là da venire»: lo dice l’assessore all’urbanistica Fabrizio Fracassi, lo pensa tutta la giunta.
«E’ un’impostazione condivisa e già approvata», conferma Fracassi.
«Completare in tempi umani il raddoppio è un sogno che di certo non nascondo», aggiunge il sindaco Alessandro Catteneo.
Tra i sogni è la realtà, tuttavia, gli ostacoli non sono pochi. I tempi, prima di tutto. Per arrivare al completamento della tangenziale da San Martino fino al Bivio Vela ci sono voluti trent’anni: quanti ce ne vorranno per raddoppiare i tratti a corsia unica dall’incrocio con la statale dei Giovi in poi?
«Non partiamo dalle note dolenti - sorride Fracassi - partiamo da quello che si può fare. Abbiamo già avviato i contatti con la Provincia per verificare se il progetto originario prevedeva il raddoppio: ai tempi dell’approvazione, allora sui banchi dell’opposizione, avevamo criticato la decisione di realizzare una tangenziale monca dove basta un solo camion per rallentare il traffico e provocare code e ingorghi. Ci avevano assicurato che il via libera alla corsia unica era la strada più rapida per avere, altrettanto rapidamente, il raddoppio. Ora si deve partire visto che tutti, ogni giorno, possono toccare con mano come, soprattutto nel tratto verso il Bivio Vela, la tangenziale sia normalmente intasata».
«Nemmeno sulla tangenziale di Milano si vedono più gli intasamenti che è costretto a sopportare chi deve viaggiare sulla tangenziale di Pavia», rincara la dose l’assessore ai lavori pubblici Luigi Greco.
L’altro problema di fondo sono i soldi: quanti ne servono e dove trovarli?
«Quanti ne servono lo capiremo nei prossimi giorni ragionando con la Provincia - risponde Fracassi -. Per il resto è questione di priorità: per realizzare la strada di gronda sotto l’area Snia si era ipotizzata una spesa di circa 6 milioni e mezzo, ma il polo che la strada di gronda dovrebbe servire è ancora di là da venire; per il quarto ponte sul Ticino verso Travacò la cifra potrebbe anche essere doppia e mi pare chiaro che l’opposizione di Travacò al progetto rallenterà enormemente qualsiasi eventuale proposta o progetto. Partiamo da queste due ipotesi, allora: se in materia di viabilità e fluidificazione del traffico attorno al centro Pavia mette in testa alla lista delle priorità il raddoppio della tangenziale, tutto il resto può aspettare».


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DOMENICA, 22 NOVEMBRE 2009

Pagina 19 - cronaca

Tangenziale, Cava si oppone al raddoppio

Il sindaco Montagna contesta Pavia: «Non è il problema prioritario»

CAVA MANARA. Il Comune di Cava contesta la giunta di Pavia, per la quale il raddoppio della tangenziale è assolutamente prioritaria: «Il primo problema è il collegamento tra ponte sul Po e tangenziale», dice il sindaco Claudia Montagna.
Il sindaco di Cava spiega la sua posizione: «E’ legittimo che la giunta di Pavia avanzi proposte di raddoppio della tangenziale ritenendole prioritarie su ogni altro intervento sulla viabilità locale.
A noi pare però che il primo problema da risolvere sia il collegamento tra ponte sul Po e tangenziale di Pavia, cioè la variante alla ex statale 35, che potrebbe intercettare il traffico proveniente dalla Lomellina, come già deciso da un protocollo di intesa firmato nel luglio del 2005 anche dall’amministrazione provinciale e comune di Pavia». Il sindaco di Cava parla della Broni-Mortara: «Il progetto della variante è collegato al progetto della prevista autostrada Broni-Mortara su quale però alcuni Comuni tra cui il nostro hanno espresso pesanti riserve», aggiunge il sindaco. Gian Carlo Mazza, assessore comunale a Cava e consigliere provinciale, ha presentato in Provincia la proposta di legare i finanziamenti della variante della ex statale 35 alla programmazione delle infrastrutture viabilistiche per l’Expo 2015. Chiude Montagna: «Il problema della viabilità non può essere valutato da un solo ente seppur importante ma deve vedere la partecipazione di tutti gli enti locali interessati e della Provincia».

martedì 3 novembre 2009

Università, la vera sfida che coinvolge Pavia


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Un mio intervento pubblicato il 3 Novembre 2009 nella rubrica delle lettere su "La Provincia Pavese"

RICERCA E FUTURO
Università, la vera sfida
che coinvolge Pavia

L’Università di Pavia vive un momento difficile, sia per i tagli di spesa del ministro Gelmini sia per alcuni aspetti strutturali. L’avvio del secondo mandato del rettore Angiolino Stella sarebbe dunque l’occasione per avviare una gestione rinnovata nei contenuti e nelle persone.
La squadra scelta dal rettore Stella per il governo dell’ateneo dei prossimi quattro anni è tuttavia identica a quella dell’ultimo quadriennio. Ovvero: è sì composta da professori di grande esperienza e rispettati nel loro ruolo accademico, ma delude le aspettative di veder coinvolte in ruoli di prima responsabilità nei settori-chiave della ricerca, del trasferimento tecnologico e della valutazione, le migliori e numerose risorse giovani - cioè under-50 - che il nostro Ateneo annovera. D’altra parte, è sicuramente benvenuta l’istituzione dei gruppi di lavoro su ricerca e qualità: peccato che arrivi con quattro anni di ritardo.
Il rettore e la sua squadra affronteranno una situazione difficile, e speriamo vogliano mettere in campo scelte coraggiose. I dati ufficiali fotografano una lieve crescita del numero di studenti, accanto a un corpo docente anziano che nel 2010 farà superare il tetto del 90% della spesa per stipendi sul totale dei finanziamenti statali. Ciò significa che l’ateneo pavese non potrà più accedere ai fondi aggiuntivi e, di conseguenza, neppure permettere avanzamenti di carriera ai giovani meritevoli.
Il confronto con gli atenei italiani ci vede primeggiare nella classifica Censis-Repubblica, ma posizionarci mediocremente nella graduatoria dello scorso luglio del Ministero, valida ai fini dell’attribuzione di importanti finanziamenti aggiuntivi. D’altronde, sebbene offriamo insegnamenti di buon livello, titoli di laurea apprezzati nel mondo del lavoro e un’elevata qualità della vita studentesca in città, paghiamo una certa debolezza nella produttività scientifica media dei docenti e nella capacità di attrarre finanziamenti per la ricerca, in particolare dall’Unione Europea.
Il progetto pavese della Research University, ossia dell’Università eccellente nella ricerca, rischia insomma di non raggiungere il successo sperato. Abbiamo numerose aree che producono conoscenza e ricerca di livello mondiale e attirano capitali e intelligenze, ma ciò non basta se manca il coraggio di supportare con convinzione quelle più produttive e meritevoli.
Credo comunque che il futuro della ricerca scientifica a Pavia dipenda anche da scelte dell’amministrazione comunale come quella relativa al progetto del Polo tecnologico, che rimane decisivo per la nascita di nuove attività di impresa nei settori high-tech e per consolidare il tessuto produttivo. Se quindi da un lato l’Università deve dotarsi di referenti credibili anche verso il mondo industriale, capaci di attuare un vero trasferimento di conoscenze verso le imprese, dall’altro la politica non tema d’investire nel settore della conoscenza, che tanto ha dato a Pavia. Il sindaco Cattaneo sappia che, qualora vengano individuati percorsi condivisi per l’interesse collettivo della nostra città, le forze di opposizione in consiglio comunale non faranno mancare il loro apporto.
Guido Giuliani ricercatore Dipartimento di Elettronica Università di Pavia consigliere comunale, Pd

martedì 13 ottobre 2009

cosedipoliticaPD – “Paola Binetti manca di rispetto ai suoi colleghi Parlamentari ed agli elettori del PD. Si dimetta”

Dopo avere assistito all’affossamento della legge contro l’omofobia, nella grande tristezza di questo momento, dopo aver valutato che è comunque valsa la pena di profondere tutte queste energie (grazie in particolare a Paola Concia), chiedo ai Deputati del PD di esprimersi nel merito sul comportamento di una loro compagna di Gruppo che ha votato con la maggioranza di destra.
Il caso-Binetti è ormai troppo grosso perché i primi a cercare di risolverlo non siano i suoi colleghi Parlamentari. Consigliatele di aderire al Gruppo Misto o a quello dell'UDC. Non può più stare con voi.
Anche se la cosa migliore sarebbe che si dimettesse dall’incarico di Deputato della Repubblica.
Non ne faccio un tema di battaglia congressuale (anche perché Binetti ha detto chiaramente che NON sostiene Franceschini, quindi mi pare di capire che non si riconosce in alcuno dei candidati alla Segreteria). E' ormai una questione di metodo, regole, eticità, rispetto.
Quest'ultimo gravissimo episodio non va de-rubricato al livello di un dettaglio o un incidente di percorso. La nostra gente ci chiede chiarezza, e chiede il rispetto del simbolo del PD.

cosedipoliticaPAVIA – “il Piano-casa è un provvedimento inutile se va bene, dannoso se va male”


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Ieri sera nel Consiglio Comunale di Pavia si è discussa la delibera presentata dall’Assessore all’Urbanistica Fabrizio Fracassi (Lega Nord) relativa al cosiddetto Piano-Casa.
Cos’è il Piano-Casa – È una Legge dello Stato che, recepita dalle Regioni, prevede che si possa ampliare la volumetria di immobili esistenti sino al 20%, e fino al 30% nel caso di immobili fatiscenti che vengono abbattuti e ricostruiti (questa è la versione approvata dalla Regione Lombardia, L.R. 16 Luglio 2009, n° 13). La Legge Regionale impone ai Comuni di dichiarare entro il 15 Ottobre 2009 quali parti del proprio territorio intendono escludere dall’applicazione.
La delibera del Consiglio Comunale di Pavia – Pone dei limiti sensati all’applicazione della Legge, escludendo le zone del centro storico, il Parco del Ticino, ecc.
Cosa penso del Piano-Casa – È un provvedimento-tampone, ad impatto del tutto trascurabile sull’economia di medio periodo, che travisa ancora una volta gli ambiti della gestione del territorio Italiano.
1. Le politiche abitative e del territorio dovrebbero avere un carattere strutturale e un respiro di lungo periodo, come insegna l’inziativa del Governo conservatore Francese (la Grenelle de l’Envirennement) che programma e coniuga interventi edilizi con ecologia, sviluppo sostenibile, investimenti per l’energia pulita. Invece, in Italia, il piano-casa nasce come misura di sostegno immediato alla crescita del PIL, rivelando che il Governo intravede nel settore edilizio una via di uscita dalla crisi economica, e non uno strumento per pianificare lo sviluppo del territorio.
2. In concreto, quale sarà l’impatto del Piano-casa sullo sviluppo dell’economia nazionale? Si prevede che il contributo all’aumento del PIL del prossimo anno sia del 1.4% (fonte: Lavoce.info). Tutto bene quindi? NO. Perché nel medio periodo, i benefici economici immediati verranno annullati dall’inevitabile calo dei consumi causato della ridotta ricchezza delle famiglie che hanno effettuato l’intervento di ampliamento della propria abitazione. Quindi, alla fine, otterremo pochi o nulli vantaggi economici, e correremo il rischio di avere città e paesi più brutti.
3. Il Piano-casa stimola l’espansione temporanea del settore edilizio, che in Italia ha una lunga tradizione di evasione fiscale, lavoro nero, infortuni sul lavoro, le cui vittime sono spesso lavoratori stranieri senza alcuna garanzia. Mi preoccupa molto che si incentivi un settore che vive in uno stato di semi-legalità, senza congiuntamente destinare risorse e rafforzare misure volte a combattere l’evasione fiscale e a promuovere la sicurezza sul lavoro.

venerdì 2 ottobre 2009

cosediPD – “Parlamentari assenti? Non ri-eleggiamoli!”

Leggendo i nomi degli assenti tra i banchi del PD alla Camera il 30 Settembre 2009 in occasione della discussione e votazione relative allo scudo fiscale, si osserva che vi sono molti "Big" della politica. Si viene allora colti dal dubbio (o dalla certezza) che alcuni dei nostri rappresentanti interpretino il ruolo di Parlamentare come una sorta di vitalizio che consente loro di svolgere l’attività politica che preferiscono (conferenze, seminari, dibattiti, incontri con la gente).
Se persone come D’Alema o Livia Turco o Rutelli o Realacci pensano di fare i Parlamentari per diritto divino, si sbagliano. Lo fanno per andare in Parlamento e votare compatti secondo le linee che il Partito Democratico indica. Se poi rimane tempo per fare altro, bene. Ma assentarsi dalle votazioni sui provvedimanti-chiave è da farabutti.
Se si vuole intepretare un altro tipo di carriera politica (in giro tra la gente, o nei palazzi delle Fondazioni), semplicemente non ci si fa eleggere in Parlamento. Si dice “no, grazie”. Il mio invito è di tenerne conto allorché si compileranno le liste elettorali nel 2013.
Per confronto, io faccio l’umile Consigliere Comunale di opposizione a Pavia, e cerco in tutti i modi di essere presente in Consiglio, anche se la maggioranza compatta ci batte sempre nelle votazioni. Lo devo ai miei elettori, al mio partito, ai miei colleghi Consiglieri. Tra l’altro, continuo a fare il mio lavoro di docente universitario (che lascerei se fossi eletto in Parlamento), che a volte mi porta lontano dall’Italia. Però cerco sempre di rientrare in tempo per svolgere il mio dovere politico. Ecco, vedere che quella cinquantina di Parlamentari del mio partito intende il dovere in modo così diverso da me mi ha fatto male.

lunedì 7 settembre 2009

cosediPD – “NO al confronto tra le idee – Berlusconi docet, n°1”


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Avviso ai naviganti: d’ora in avanti differenzierò le mie note classificandole per argomenti. Così saprete già dal titolo se vi conviene saltarle a piè pari. Oggi parlo di Partito Democratico e del suo Congresso. Altri temi saranno la politica locale (cosedipoliticaPV), commentata dall’alto (?) del mio scranno in Consiglio Comunale, e la ricerca scientifica (cosediScienza).
Congresso PD, dunque.
La cosa più importante, in politica, è la coerenza di idee e comportamenti, per lo meno sul medio-breve periodo. Cioè: se dico una cosa a Marzo 2008, sarebbe opportuno essere ancora d’accordo e coerente nel merito di quella cosa, a Settembre 2009. Per Settembre 2013 magari no, ma non ci sta cambiare radicalmente idea e visione in un annetto e mezzo.
I candidati alla segreteria del PD stanno propagandando la propria figura e le proprie idee in diversi modi. Uno di loro, Ignazio Marino, ha proposto che si faccia una cosa del tutto normale nei casi in cui molte persone siano invitate a scegliere tra alternative: un confronto pubblico comune fra i tre candidati, organizzato con regole chiare già utilizzate con successo in una serie di realtà minori (tipo: le elezioni primarie del Partito Democratico negli Stati Uniti).
Alla proposta di Marino di organizzare un confronto tra idee e candidati, queste sono state le risposte:
Bersani: nessuna risposta
Franceschini: la data e lo spazio per il confronto ci sono già: il giorno 11 Ottobre a Roma (quella è la data del Congresso del PD; Franceschini propone dunque di non fare il confronto, se non nel momento culminante del Congresso, NDR).
I miei commenti:
0. Premessa. Un confronto tra i candidati in QUESTO momento è essenziale, per consentire al mezzo milione (e più) di iscritti al PD di chiarirsi le idee su quale sia il candidato migliore. Le mozioni scritte (cioè i programmi), sono importanti. Ma nulla oggi ha la forza e l’immediatezza di un confronto in televisione. Che è il mezzo che il segretario vincente dovrà utilizzare negli anni a venire per sostenere le politiche del PD. E allora, perché affidarsi solo al vetusto concetto di “mozione” cartacea?
1. La strategia dei due leader favoriti per la conquista della segreteria del PD è chiara: ritenendo che il loro consenso sia al momento di parecchio superiore a quello di Marino, evitano accuratamente di confrontarsi con lui, per non offrire spazio mediatico alle sue idee, in virtù del principio per cui “chi è in vantaggio ha tutto da perdere”. Peccato che questo sia stato l’atteggiamento (vincente) tenuto dal Berlusconi candidato Presidente del Consiglio nel 2001 (contro Rutelli) e nel 2008 (contro Veltroni). Non mi scomodo a ricercare le dichiarazioni dell’epoca di Franceschini e Bersani: basta un po’ di buon senso per valutare le posizioni dei due “big” come indifendibili.
2. Bersani e Franceschini evitano anche il confronto tra loro medesimi. Spiace rendersi conto del fatto che entrambi hanno timore del confronto, e tuttavia grande fiducia nell’altro grande e forte meccanismo per la raccolta del consenso in vista del congresso: le tessere. Evidentemente, le relazioni dei seguaci fedeli dai territori sono positive, ed entrambi pensano di avere disposizione un bottino consistente. Di nuovo, c’è poco di nuovo.
3. Bersani e Franceschini ritengono probabilmente Marino un candidato minore. Così minore che non merita l’onore di un confronto, o, nel caso di Bersani, non merita risposta la sua richiesta di un confronto. Consiglio a Bersani di chiedere ai suoi alleati Bindi e Letta cosa hanno provato quando Veltroni li accusò di essersi candidati alle primarie 2007 per cercare visibilità personale. Ma poi, un confrontino glielo fece fare.
Conclusione: molte cose non mi piacciono della politica italiana. La cosa che odio di più è la mancanza di coerenza politica riguardo ai princìpi di garanzia e cittadinanza delle idee.
Avere paura delle idee degli altri. Non mi pare un bell’esempio per leader politici di centrosinistra, in questi giorni.